Salta al contenuto principale

Maurizio Biancani Nerozzi

“Rock sotto l’assedio” – Reportage tecnico/Live Sound

Con questo articolo apro “Storie dal mixer”, la rubrica in cui riporto alla luce quello che ho scritto tempo fa per la stampa di settore. 

Comincio da un reportage che mi sta particolarmente a cuore: la cronaca tecnica di “Rock sotto l’assedio”, i due concerti di Vasco Rossi a San Siro del 7 e 8 luglio 1995, pubblicata all’epoca su Futura Music.

È un articolo che ripropongo così come uscì allora: la scelta dei Midas XL3, il lavoro sull’acustica di uno stadio difficilissimo da sonorizzare, le schede tecniche con ogni singolo microfono e outboard usato. 

Un modo per raccontare, con i numeri e i dettagli di allora, cosa significava mettere in piedi uno show di quella portata trent’anni fa.

Il ritorno a San Siro

Palco e scenografia del concerto di Vasco Rossi a San Siro nel luglio 1995, con la folla sotto il palco
Rock sotto l'assedio 1995: palco e scenografia a San Siro

Ritrovarsi a Milano allo stadio Meazza di San Siro per allestire un nuovo show, dopo 5 anni esatti dallo storico

concerto di Vasco Rossi del 10 Luglio 1990, è stato veramente emozionante, anche se in realtà i due eventi sono difficilmente paragonabili, perché sono molto differenti sia le motivazioni sia lo spirito dell’iniziativa. Il concerto del 1990 fu una vera e propria scommessa, nessuno allora poteva ipotizzare che oltre 70.000 persone si sarebbero riversate allo stadio per uno show del rocker emiliano. Da quel giorno, Vasco ha puntualmente riempito gli stadi durante i suoi tour e quindi, quando quest’anno si è dato il via a questo nuovo progetto, i precedenti rendevano abbastanza certa una massiccia presenza di pubblico.

Ancora una volta il suo forte magnetismo e il suo carisma hanno compiuto il “miracolo” di richiamare in soli due giorni, il 7 e 8 Luglio, più di 120.000 persone, per assistere a un grande spettacolo, l’unico concerto rock italiano che possa rivaleggiare con quelli proposti dalle grandi rockstar d’oltreoceano. I dati tecnici dell’evento sono impressionanti: un palco largo più di 70 metri, con un boccascena di 35 ed un’altezza globale di 30; un potentissimo impianto di amplificazione Meyer con più di 130.000 Watt e delay System sospesi a oltre 50 metri di altezza; un mastodontico impianto luci da 1.200 kW; oltre 110 persone addette alla produzione; 600 persone di servizio d’ordine; il campo di calcio interamente protetto da una copertura chiamata Securcover, in grado di sopportare la presenza di 15.000 persone sul prato.

Lo stadio San Siro durante l'allestimento del sistema audio per il concerto di Vasco Rossi nel 1995
Rock sotto l'assedio 1995: San Siro durante l'allestimento del sistema

Preparazione e regia

La messa in scena dello show ha richiesto quasi un mese di prove musicali da parte della band che accompagnava Vasco e una decina di giorni per allestire lo spettacolo. Interminabili riunioni tecniche hanno permesso di venire a capo dei mille e più problemi che giornalmente si sono presentati. Da parte mia, l’impegno come sound engineer e responsabile audio ha comportato più di due settimane di intenso lavoro per definire la dotazione tecnica necessaria alla migliore realizzazione del concerto e per il collaudo dell’imponente struttura audio. Il primo, vero test è stato in Svizzera, a Locarno, dove si è imbastita una specie di prova generale in una piccola sala polivalente; le indicazioni scaturite da questa serata hanno permesso di mettere a fuoco una serie di problemi che sono stati risolti prima di arrivare a Milano, compresa l’importantissima scelta della scaletta definitiva dei brani del concerto.

Come nei precedenti tour di Vasco, ho utilizzato una serie di processori e outboard per ricreare dal vivo le sonorità richieste dai nuovi arrangiamenti, studiati dal produttore Guido Elmi, per legare brani odierni con canzoni di più di 15 anni fa, scelti in base a uno stesso denominatore comune: il tema dello spettacolo. Rock sotto l’assedio è un titolo forte, preso in prestito da concerti avvenuti in Bosnia e voluto dalla produzione per consentire alle band di Sarajevo di esibirsi davanti a una vastissima platea, sensibilizzando così l’opinione pubblica. Avevo già avuto l’occasione di amplificare San Siro e sapevo che lo stadio, da quando è stato ampliato con la costruzione di un terzo anello e di una copertura parziale del campo, avrebbe presentato notevoli difficoltà di acutizzazione.

Regia audio con due console Midas XL3 linkate e il pubblico dello stadio sullo sfondo durante un concerto
Regia audio con le Midas XL3 linkate

Un riverbero con un tempo di decadimento di oltre 15 secondi e riflessioni indesiderate praticamente in tutte le direzioni, avevano reso particolarmente complicato il mio lavoro nel 1990. Con l’aiuto di Pino Melluso ho studiato un particolare piazzamento dei due cluster principali ai lati del palco e dei delay per la sonorizzazione a distanza ravvicinata del famigerato terzo anello; questo posizionamento, anche se non permetteva di annullare totalmente i problemi acustici, li attenuava notevolmente e rendeva intellegibile il suono globale. Affiancato dal fido Stefano Bittelli, ho stilato una lista di apparecchiature “no compromise” per raggiungere un risultato qualitativo paragonabile a quello ottenibile in studio di registrazione. Come banchi di regia ho optato per gli ottimi Midas XL3, inappuntabili come qualità sonora e affidabilità.

Linkandoli insieme si è potuto disporre di ben 88 canali, indispensabili per collegare tutte le linee provenienti dal palco e per mantenere completamente indipendenti tra loro lo spettacolo di Vasco e quello delle band bosniache. Tre rack di outboard mi hanno permesso di eliminare alla fonte molti problemi dovuti ai rientri acustici che provenivano dal potente monitoraggio «Un riverbero con un tempo di decadimento di oltre 15 secondi.» di palco. Sulla batteria Pearl di Daniele Tedeschi, per esempio, ho utilizzato, per cassa e rullante, due moduli

Crediti tecnici

Due rack con processori di dinamica, equalizzatori e preamplificatori della regia audio
Rack di processamento e dinamiche della regia audio

Microfonazione e dinamiche

Prism della Neve come pre-amp microfonici, equalizzatori Dynamic e microfoni AKG D112 e Shure. Tutti gli altri componenti del drum set erano controllati da noise gate della Drawmer, sempre allo scopo di attenuare le fastidiose interferenze acustiche. Per il personalissimo suono di basso di Claudio “Gallo” Golinelli ho usato due compressori DBX 165A e ho scelto un sistema misto di ripresa microfonica con Electrovoice PL20 e direct line attraverso un D.I. box BSS. Le varie tastiere (pianoforte, organo Hammond e sintetizzatori analogici) provenivano dal palco non effettate ed è stato compito della nostra regia audio mixarle tra di loro e aggiungere ai vari suoni gli indispensabili effetti di
chorus e riverberi. Sugli strumenti a fiato, suonati da Andrea Innesto, detto “Cucchia”, ho preferito usare limitatori LN 1178 della Urei, la cui sonorità è molto trasparente.

In questo modo è diventato molto facile amplificare flauto traverso (un gradito ritorno!), sax soprano e sax contralto, i cui suoni sono molto belli già alla fonte. Il discorso delle chitarre, invece, è molto più complesso e articolato. In un primo tempo, la decisione di far suonare quattro chitarristi mi aveva creato parecchie preoccupazioni, ma, data la bravura degli strumentisti, il compito si è rivelato molto più semplice del previsto. Per la chitarra ritmica distorta e clean di Massimo Riva e per la fuzz guitar di Nando Bonini ho utilizzato microfoni Shure SM57 e compressori DBX 160 XT. Le due chitarre acustiche, invece, sono state riprese sfruttando il trasduttore a contatto posizionato all’interno delle chitarre stesse, eliminando così i possibili rientri microfonici. Anche questi strumenti erano limitati, nei picchi dinamici, dal compressore stereo DPR 402 della BSS.

Le chitarre del californiano Steff Burns, dal bellissimo suono rock blues, erano riprese da una combinazione di microfoni Shure SM57 e AKG 414 a condensatore; questa tecnica mi permette di ricreare l’aggressività tipica dei suoni live senza penalizzare l’estensione della risposta in frequenza. Il tutto passava attraverso compressori DBX 160 per meglio controllare la dinamica e “pompare” i suoni più deboli. In alcuni soli aggiungevo effetti di delay stereo e
harmonizer con un Eventide H3000. Per le chitarre “storiche” di Maurizio Solieri, che aveva montato un set particolarmente complesso con amplificatori Marshall e Mesa Boogie per le fuzz e ancora Marshall per il clean, ho optato per il medesimo sistema di doppia microfonatura Shure e AKG e compressori DBX 160 XT. Anche per Solieri
gli effetti erano ottenuti con un Eventide H3000. Per ultime, ma importantissime, le voci: ai classici microfoni Shure SM58 ho abbinato dei limiter Urei LN1178.

Per la voce del “capo”, invece, è stato utilizzato un sistema più complesso ma già collaudato in precedenti esperienze. Data la necessità inderogabile di Vasco di usare un radio microfono per potersi spostare liberamente sull’enorme palco, a livello di dinamica e risposta in frequenza, la base di partenza sonora è leggermente peggiore rispetto a un microfono a cavo; il segnale proveniente dallo Shure Wireless, con capsula SM58, veniva filtrato da un equalizzatore parametrico Brunetti, compresso da un Focusrite Red 3 e controllato dinamicamente in frequenza da un BSS DPR 402. Come effetti, invece, veniva utilizzato l’ottimo H3000 S con vari programmi di delay stereo e pitch shift.

Schede tecniche - Microfoni & Outboard

Schede riscritte integralmente a partire dagli elenchi tecnici originali del 1995

Il Sistema, il Sim e lo stadio

Tutti gli outboard MIDI usati per generare riverberi, delay ed effetti speciali erano controllati da un computer Macintosh che provvedeva ai necessari program change tra i vari brani. Il discorso delle riverberazioni, a dire la verità, è stato veramente particolare perché, pur prevedendo vari programmi di hall, room e plate provenienti da Lexicon 480L, da due Lexicon 300, da due PCM 70, un Yamaha REV5 ed un Sony DPS-R7, in realtà la quantità di queste riverberazioni artificiali usata nei due concerti è stata veramente minima, se non nulla, dato che ho dovuto sfruttare il lunghissimo tempo di decadimento causato dalla particolare conformazione strutturale dello stadio! Il vero protagonista acustico dello show e la risoluzione della maggior parte dei miei problemi è stato il metodo di analisi acustica ed equalizzazione SIM della Meyer.

Questo sistema esclusivo ed unico basato su un programma computerizzato ha infatti contribuito in maniera determinante ad attenuare risonanze e riflessioni e a linearizzare in tempo reale un impianto così complesso come il sistema audio usato. Non è facile infatti “domare” 130.000 Watt in un’arena dove 70.000 persone cantano all’unisono tutti brani del concerto insieme a Vasco. A questo punto una precisazione è necessaria: un impianto di questo tipo per la sonorizzazione di un’area così vasta ed a tali distanze (basti pensare che la mia regia distava più di 73 m dal palco!) ha bisogno, oltre che di molta potenza, di un posizionamento ottimale e di grande efficienza. In questo il Meyer risponde perfettamente alle esigenze, basti pensare che la pressione d’ascolto alla distanza di 70 m era di ben 120 dB.

 

Schermata del sistema di misura Meyer SIM con grafici di analisi del segnale audio
Schermata Meyer SIM: risposta in frequenza, fase e rapporto segnale/rumore

La massima resa di un impianto del genere la si ottiene sospendendolo; in questa maniera si può utilizzare motori elettrici e tiranti per direzionare le varie parti del cluster differentemente e coprire con estrema precisione ben specifiche aree di ascolto. Le casse usate per i due gruppi principali posizionati ai lati del palco erano 60 diffusori
MSL3 (a range di frequenza totale), 12 DS2 (dedicate esclusivamente al rinforzo delle frequenze medio basse) e 40 subwoofer 650/R per la riproduzione delle frequenze fino a 30 Hertz. Erano state montate anche delle UPA1 per sonorizzare la zona immediatamente sotto il palco. Il delay system (indispensabile per garantire la presenza sonora delle medie e alte frequenze a più di 80 – 90 m di distanza dall’impianto principale, era costituito da 4 gruppi di 4 MSL3 ognuno sospesi a più di 50 m da terra ed allineati come fase all’impianto con delle linee di ritardo dedicate.

Data la grande distanza della mia postazione di regia dal palco, ho preferito farmi montare un sistema di monitor di riferimento costituito da due UPA1 ed un subwoofer per integrare l’ascolto proveniente dal main system. In questa maniera il suono che mi arrivava e sul quale basavo le scelte di missaggio era molto più preciso e nitido e mi ha consentito di trovare un balance perfetto che teneva conto delle inevitabili differenze acustiche delle varie zone dello stadio.

Il palco di Rock sotto l'assedio durante il concerto

Scheda tecnica - P.A. & Monitor System

Le quantità sono trascritte dalla scheda originale di Futura Music, settembre 1995. Nel corpo del reportage alcuni conteggi descrivono separatamente i cluster principali e i delay.

Cluster & Delay

Cluster line array Meyer Sound appeso sotto la copertura del palco, con torri di ponteggio e telo nero laterale
Cluster Meyer Sound sospeso nella struttura dello stadio
Allestimento del palco prima del concerto con strutture di rigging, americane luci, amplificatori Marshall e batteria
Allestimento del palco e strutture di rigging
Uno dei sistemi delay sospesi per la copertura delle zone più lontane.

Controllo e regia tecnica

Rack con monitor CRT del sistema di misura Meyer Sound SIM System II allestito a San Siro per il concerto del 1995
Meyer Sound SIM System II, sistema di analisi e misura utilizzato per la messa a punto, l'allineamento e l'ottimizzazione dell'impianto di sonorizzazione di San Siro.

Il Concerto

Vasco Rossi con microfono in mano sul palco di San Siro
Vasco Rossi sul palco di San Siro

È giusto a questo punto, per completare il mio reportage, parlarvi del concerto vero e proprio. L’inizio delle ostilità è stato dato alle ore 18.30 con i gruppi bosniaci, che come ha tenuto a sottolineare Vasco non dovevano essere considerati “supporter” bensì protagonisti dello spettacolo. Il primo gruppo a esibirsi è stato il Sarajevo Festival
Ensemble, una compagnia teatrale musicale composta da 25 persone di età compresa tra i 16 e i 70 anni. Harry Passovic ne è il regista e produttore. Una performance, la loro, particolarmente emozionante, fatta di musica, teatralità e preghiera, seguita in un attento silenzio dalla migliaia di spettatori. Subito dopo la band rock punk Sikter. Trovatisi quasi per caso in un club underground di Sarajevo, Bure, Soban, Faris ed Eso, questi i nomi dei componenti del gruppo, sono subito stati considerati “troppo trasgressivi”. Il loro suono è duro, testi incazzati ed oltraggiosi, ma
l’energia che scaturiva dal palco suscita l’entusiasmo del pubblico.

Naturalmente però il vero clou dello spettacolo era l’esibizione della nostra rockstar che alle 21.30 in punto, preceduto dalle note del Don Giovanni di Mozart, ha iniziato il concerto con un inedito omaggio a De Gregori. Cantando
“Generale” Vasco ha dato il via a un evento che i 120.000 di San Siro ricorderanno per sempre. Particolarmente aggressivo ed in forma, ha inanellato brani energici e tirati come “Cosa succede in città”, riarrangiata in stile Rolling Stone, “Sono ancora in coma” e “Asilo Republic”, per poi regalare al pubblico una inedita e dolcissima versione acustica di “Va bene va bene”. Poi in rapida successione “Fegato spappolato” e “Sensazioni forti” dai primissimi
album. Un’anteprima del nuovo disco in preparazione in questi giorni, con “Anche se” e poi “Delusa” con le bellissime invenzioni chitarristiche di Steff Burns ed una dura “Portatemi Dio”.

A questo punto Vasco si concede un po’ di riposo e la band capitanata da Massimo Riva intona “War” (già proposta nei suoi concerti da Bruce Springsteen) con pirotecnici soli di tutti i musicisti. Dopo una introduzione chitarristica densa di emozione e bellissimi soli di Burns e Solieri, così diversi come stile eppure così integrati, una carrellata di hits: Vita spericolata in versione originale, Liberi, liberi, C’è chi dice no con un tecnicissimo solo di Solieri, Siamo solo noi e Gli spari sopra particolarmente dura ed appropriata visto il tema del concerto. Improvvisamente la ricomparsa a sorpresa dei Sikter che ripropongono la medesima “Gli spari sopra” in una versione grezza e violenta, raccogliendo l’ovazione del pubblico. Di nuovo Vasco e una “Vivere” da brivido con uno stupendo solo di Steff Burns. Una corta pausa e poi gli immancabili bis: Vivere una favola, Blasco e Bollicine con l’intero stadio in piedi a battere le mani.

Poi una trovata inaspettata: Vasco e la chitarra acustica di Riva a eseguire Non siamo mica gli americani in versione cabarettistica. Per terminare Dillo alla luna, un’accenno di Canzone e l’immancabile Albachiara perché come dice Rossi “…se no la gente non va più via…”. Ecco, il concerto è finito e dentro, come l’altra volta, soddisfazione ma anche rimpianto per avere tanto lavorato per un unico concerto. Ma chissà che non ci sia un terzo appuntamento a San Siro tra cinque anni, nel 2000?

Documenti originali

Schede tratte dalla pubblicazione Futura Music - settembre 1995