Come sound engineer che ha rimasterizzato “Va bene, va bene così” per il suo 40° anniversario, ho letto con molto piacere ed interesse l’articolo pubblicato su Rolling Stone e scritto da Luca Garrò, il quale ha colto perfettamente l’essenza di Vasco Rossi e il legame viscerale che ha creato con il suo pubblico.
La sua riflessione sulla “generazione di sconvolti” e sul fatto che Vasco abbia inventato un tipo di pubblico nuovo, disilluso e senza eroi, la trovo azzeccata.
Non si può negare che Vasco, con il suo approccio autentico e senza filtri, abbia portato un tipo di sincerità che mancava nella musica italiana. Come scrive Garrò: “Vasco divenne il portavoce di una parte di popolazione da cancellare dalla vista, aspettando solo che fosse l’eroina a farlo, anche in modo materiale. Tanto se l’erano cercata, no?”.
È un’immagine potente, quella di un artista che non si limitava solo a cantare, ma che condivideva con il suo pubblico la sua stessa realtà, senza distinguere tra vita e musica. Questo, a mio avviso, è l’essenza di “Va bene, va bene così”: la sincerità di Vasco.
Poi c’è il discorso sull’importanza di quel live del 1984. Luca Garrò sottolinea giustamente che “gran parte del mito che ancora oggi gira intorno a un singolo concerto di Vasco nasce nel 1984”, e non posso che essere d’accordo.
Come scrive Garrò, Vasco è un artista che “non è artefatto”: la sua musica è pura emozione. La rimasterizzazione di “Va bene, va bene così” come sapete aggiunge brani inediti arricchendo un album che già di per sé è monumentale, permettendo, non solo a chi ha vissuto quel periodo ma anche ai fan più giovani che non hanno mai avuto la possibilità di ascoltare questi pezzi, di rivivere quelle emozioni con una qualità sonora che restituisce tutta la freschezza e la potenza del live.