Salta al contenuto principale

Maurizio Biancani Nerozzi

“Com’è profondo il mare” è il settimo album in studio di Lucio Dalla, pubblicato nel 1977.
Lo abbiamo scelto per la puntata di “33 giri Italian Masters” perché è un disco che segna una svolta significativa nella sua carriera: per la prima volta, infatti, Lucio scrive i testi dopo la trilogia musicale con Roversi – poeta intellettuale di Bologna – e scopre quindi un nuovo modo di essere.

Nell’album troviamo otto brani, ognuno dei quali è una storia immaginata e magari anche vissuta dallo stesso Lucio. Le parole utilizzate, a volte molto amare e dure, descrivono un pensiero che parlava del popolo, della gente e dell’amarezza generata dal potere.

I testi nascono perché lui sentiva che il mondo che voleva rappresentare era questo. Lucio scrive non a caso nel ’77 e non a caso in quella Bologna, teatro di una vera e propria guerriglia, durante la quale un proiettile della polizia uccide lo studente universitario Francesco Lorusso, attivista di Lotta Continua. Dalla si sente coinvolto dagli eventi che stanno cambiando l’Italia, ne capta le incertezze e le insidie.
Con queste canzoni ha gettato le basi per i due dischi successivi: “Dalla” e “Lucio Dalla”.

Durante l’episodio, abbiamo utilizzato come sempre il multitraccia analogico originale del disco e lo abbiamo riascoltato alla Fonoprint (lo studio di registrazione dove ho lavorato tante volte con Lucio) con la partecipazione di Ron, il quale ha condiviso la sua esperienza nel contribuire al disco suonando la chitarra acustica, e ha parlato del suo rapporto di amicizia e collaborazione con Dalla.
Insieme abbiamo esplorato le singole tracce, isolando strumenti, voci ed effetti, per analizzare i dettagli nascosti.

Siamo partiti dal singolo “Com’è profondo il mare” e Ron, oltre a evidenziare l’uso delle chitarre a 12 e 6 corde, ci ha rivelato che il modo in cui ha suonato questi strumenti era ispirato a Neil Young, che al tempo ascoltava frequentemente.
“Com’è profondo il mare” è un brano che il regista Renato De Maria ha selezionato insieme a Stefano Senardi e Riccardo Sinigallia per essere inserito nel film “Paz”, poiché rappresenta una canzone importante di quegli anni ’70 che hanno lasciato il segno.

Soffermandoci sulla vocalità di Lucio, isolando solo la sua voce nella nostra analisi, si sente in modo chiarissimo che ogni parola è soppesata nell’interpretazione, e poi fischiava in una maniera fantastica.
Successivamente siamo passati ad esaminare anche altre tracce iconiche come “Quale allegria” – canzone cantata dalla Vanoni e, come rivela Michele Mondella, scritta una settimana dopo la morte della madre di Lucio – e “Il cucciolo Alfredo”, brano che riconcilia Dalla con Roberto Roversi, dopo che il poeta aveva accusato il cantautore di aver intrapreso un percorso di musica leggera e pop.

Sul finale abbiamo scelto altri due brani: “Corso Buenos Aires” e “Disperato erotico stomp”, canzone che sembra essere stata la prima dell’album. Durante la puntata, mentre io e Ron stavamo riascoltando gli elementi di “Disperato erotico stomp”, ci siamo accorti che c’era una frase sconosciuta, (piccolo scoop) successivamente cancellata, di cui neanche Ron si ricordava l’esistenza.

Alla puntata di “33 giri” ha contribuito anche Samuele Bersani, ricordando che Lucio non aveva problemi a raccontare le difficoltà dei primi tempi: parlava dei suoi insuccessi, come quando era andato al Festival di Sanremo ed era andata bene. Però poi ai suoi concerti lo contestavano, tirandogli a volte la verdura.

Ron e Ricky Portera hanno spiegato che il processo creativo di Dalla era assolutamente innovativo e privo di vincoli stilistici. Gli arrangiamenti avvenivano in un’atmosfera di libertà creativa, dove ogni musicista poteva esprimersi e sperimentare. Lucio era un combattivo, convinto di quello che stava facendo, e per questo a volte anche molto duro, sottolinea Portera, ma il risultato alla fine era impeccabile.
Ron afferma: “Nel disco ci sono delle sporcature, ma si sente che comunque si andava tutti insieme”.

Marcello Balestra aggiunge che Lucio dava alle persone l’opportunità di capire che cosa si stesse facendo, senza essere soltanto una persona che collaborava con lui.

Nella puntata non sono mancati gli omaggi musicali, tra cui una versione intima di “Quale allegria” eseguita da Ron al pianoforte e voce, e un’interpretazione di “Com’è profondo il mare” da parte di Riccardo Sinigallia insieme a Laura Arzilli.


— La puntata completa la trovate sia su Sky che su NowTv.

Un ringraziamento particolare ai miei compagni di viaggio: l’autore Edoardo Rossi, il produttore Stefano Senardi, il regista Ruggero Longoni, l’indispensabile Simona Santandrea e naturalmente tutto il fantastico staff di Except.

1980 - in Fonoprint con Lucio Dalla
Io e Lucio